Perchè le diete falliscono? Il segreto per non mollare è essere felici!
Ti sei mai chiesto perché, nonostante la buona volontà iniziale, la maggior parte delle diete finisce nel dimenticatoio dopo appena una settimana? Perché manca la costanza o ancora perchè, anche quando si riesce a raggiungere (con immensa fatica) l’obiettivo che ci si era prefissati, i kg poi tornano inesorabilmente di li a breve?
Beh, nei miei anni di esperienza ne ho visti tanti di pazienti e affrontato varie situazioni, e posso dire che la risposta non sta nella dieta in sè, ma in come la vivi, nel come ti ci approcci. Come spiego nel mio libro La Dieta Felice, il fallimento non è quasi mai una questione di mancanza di forza di volontà, ma di un approccio sbagliato alla dieta che trasforma quella che dovrebbe essere semplicemente una sana alimentazione (dieta del resto viene dal greco daita = stile di vita), in una punizione, in qualcosa di estremamente restrittivo che certo non può diventare un’alimentazione per la vita come invece dovrebbe essere.
Ecco quindi quali sono i motivi principali per cui i regimi tradizionali crollano e come ribaltare la prospettiva:
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La dieta a scadenza
Molte persone iniziano un percorso nutrizionale vedendolo come un periodo di privazione da sopportare fino al raggiungimento del peso desiderato. Questo crea un circolo vizioso: appena si smette, si riprendono i chili persi perché non è avvenuto un vero cambio di abitudini. Il segreto è trasformare la dieta in uno stile di vita sostenibile, senza scadenze e senza ansia, ma questo è possibile solo superando il mito della privazione. E qui andiamo al secondo punto
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Il mito della restrizione punitiva
Un filetto di merluzzo bollito, un pollo alla piastra, sono certo sani, ma quanto tempo puoi resistere prima di desiderare altro? Le diete falliscono perché ignorano il piacere della tavola.
Si impara a distinguere ciò che è sano da ciò che non lo è, ma non si riesce a trasformare ingredienti sani in piatti appetitosi. E invece quello che cerco di fare ogni giorno, qui e con i miei libri è proprio mostrare che è possibile preparare piatti sani e equilibrati ma anche gustosi e appaganti al tempo stesso. Servirà certo qualche accortezza nei metodi di cottura, nelle porzioni, capire come comporre un piatto sano ma questo non impedirà di preparare piatti gustosi e al tempo stesso di dimagrire. Dimagrire si… ma senza sentirsi a dieta.
Stare a dieta senza sentirsi a dieta è l’unica via per la costanza. Anche se poi, diciamolo, nel momento stesso in cui vengono proposti piatti più appaganti si ha quasi paura che si stia sbagliando o si ha paura di non dimagrire semplicemente perché quel che mangiamo ci piace! Insomma, per dimagrire si deve soffrire!
E non è un caso se spesso mi sento dire “ma queste ricette io non le posso fare vero? Sembrano così gustose e invitanti. Perché le pubblica se poi noi non le possiamo fare? Ma quelle ricette sono per una fase della “dieta” più avanzata vero?”. Ecco, da queste domande è chiaro che cosa si pensa solitamente della dieta. Quello che voglio fare invece è proprio far capire il contrario. Il proporre ricette va ovviamente al di là del mio lavoro principale, eppure è un ambito che curo con particolare attenzione proprio per aiutarvi a capire che si può stare a dieta senza esser tristi, consapevole che lo stato di autopunizione in cui ci si infila sarà prima o poi abbandonato, e con esso la dieta ed tutti gli sforzi fatti fino a quel momento.
E quindi si, quelle ricette sono ricette “da dieta” ovvero ricette in cui la modalità di cottura e gli ingredienti usati sono quelli tipici delle “diete”, ma in cui cambia il modo di presentare i piatti, assemblarli e proporli, per far sì che risultino appetitosi. Ed ecco che il petto di pollo alla piastra e verdura lessa diventano un involtino di pollo ripieno di verdure. La pasta in bianco e il merluzzo al vapore, diventano caserecce integrali merluzzo pomodorini e basilico. E così via.
Bisogna uscire da questa convinzione che se non si soffre non si dimagrisce, cambiare prospettiva, imparare che un piatto triste non fa dimagrire più di piatto appetitoso (purché ben fatto chiaro!), renderà solo più tristi. Quando smetteremo di volerci autopunire e impareremo a preparare anche piatti appetitosi allora si che faremo della dieta uno stile di vita.
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La mancanza di consapevolezza
Seguire uno schema rigido senza capire perché si scelgono certi abbinamenti rende dipendenti da un foglio di carta. La vera libertà arriva quando impari a riconoscere i nutrienti, a comporre i pasti in modo bilanciato, a giocare con gli ingredienti per preparare piatti gustosi e sempre diversi. Solo la consapevolezza permette di gestire il mantenimento in modo naturale in quanto non sarà altro che la semplice prosecuzione della dieta ormai diventata abitudine.
A tal proposito rispondo anche a chi chiede “ma la dieta di mantenimento?”. Bene, la dieta di mantenimento non esiste! Dare una dieta di mantenimento, senza che sia stata interiorizzata la “dieta” e notate le virgolette, significherebbe dare un foglio da dover ancora leggere a vita e del quale prima o poi ci si stanca, come si si sarebbe stancati della dieta iniziale! Insomma, arrivi al mantenimento ma poi fallirai in ogni caso quando ti sarai stancato anche di quello!
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Ignorare il legame tra cibo ed emozioni
Spesso mangiamo per noia, stress o tristezza. Se una dieta non tiene conto del nostro benessere psicofisico e della nostra serenità, è destinata a fallire al primo ostacolo emotivo. La dieta deve essere vissuta con serenità.
In conclusione, dimagrire non deve significare mettersi in punizione, ma imparare a mangiare con gusto e consapevolezza.
La felicità a tavola non è un ostacolo al dimagrimento, ma il suo motore principale.
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Io vorrei ringraziarla sia per le informazioni che condivide, che per l’incoraggiamento che rende il percorso sostenibile, che per tutte le ricette che ogni giorno pubblica per tutti con grande altruismo! Grazie!
Grazie per queste riflessioni che accrescono la consapevolezza che essere a dieta è uno stile di vita e che la fantasia e creatività aiutano nella gestione del rapporto con cibo
Grazie per questo riscontro. Felice che il mio messaggio arrivi